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Quella mattina, Scott salutò allegramente i genitori aprendo adagio la porta per uscire; Jake, invece, non pronunziò verbo e, una volta fuori, sbatté con forza e rumorosamente la porta. Scott, che aveva già fatto qualche passo, si voltò verso di lui con uno sguardo di rimprovero:
"Ehi! Mi dici cosa ti prende? Non può essere solo per quello!"
"Fatti gli affari tuoi!" rispose Jake.
Scott camminava normalmente mentre Jake faceva passi lenti e pesanti, tranne quando correva per colmare l'eccessiva distanza. Scott era gioviale con i passanti mentre Jake, quelle rarissime volte che li notava, rivolgeva loro sguardi torvi. In un paio di occasioni arrivò a calciare via con rabbia una lattina o qualche altro oggetto abbandonato sul marciapiede.
"Oh insomma, adesso basta!" lo rimproverò Scott.
Jake lo raggiunse e superò a grandi passi, voltandosi verso di lui con aria di sfida. Ora erano faccia a faccia, pochi centimetri l'uno dall'altro. Era risoluto ad affrontare la questione una volta per tutte.
"SOLO per quello????" sbottò, poi aggiunse: "Parli bene tu! Il trasferimento non ti tange! Tra pochi mesi, avresti dovuto comunque lasciare tutto e tutti per andare all'università! Io però sono ancora al primo anno e avrei potuto stare ancora per anni con i miei amici! Invece eccomi qui! Sarò il ragazzo nuovo e bullizzato! Chissà per quanto non riuscirò a farmi neanche un amico e sai una cosa? Oltre a tutto questo, già gravissimo di per sé, si aggiungerà la figuraccia che farò tra pochi giorni!"
A quelle parole, la risposta che gli sbottò fu:
"Ma cosa stai dicendo? Nostro padre ha accettato il nuovo lavoro per darci un futuro migliore! Sì, soffrirai un po' all'inizio, un periodo d’adattamento; dovresti comunque essere felice e stai sicuro che ti farai degli amici! I nostri genitori pensano a migliorare le nostre vite!"
Era chiarissimo che aveva altro da aggiungere, ma Jake lo anticipò zittendolo con un dito sulla bocca a proclamare:
"Oh certo! Una vita migliore, intanto ci rovinano…" poi si interruppe, correggendosi: " Anzi, mi rovinano il presente! Inoltre, farò una figura di palta tra pochi giorni!"
A quel punto, sforzandosi di rimanere calmo, Scott disse:
"Non solo sei un ingrato, ma ti stai comportando come un ragazzino! Quanto poi alla figuraccia, non so proprio che intendi!"
" Oh, sveglia! San Valentino è vicino e io sarò l'unico a non ricevere un regalo! Non ho abbastanza tempo affinché qualcuno tenga abbastanza a me per farmelo!"
Scott inspirò ed espirò diverse volte per calmarsi, mentre entrambi restavano lì a fissarsi; sembravano quasi due cowboy di un vecchio film western pronti a estrarre le pistole per un duello a morte, da come si fissavano! Quando si fu calmato abbastanza, Scott disse con voce ferma ma pacata:
"Anche io soffro per aver abbandonato scuola e amici! Credi che a me importi poco perché tanto li avrei lasciati a breve, ma al contrario mi brucia di più! È come se avessi voluto godere gli ultimi raggi di un sole morente, ma questa possibilità mi sia stata tolta!"
A quel punto, il fratello aprì la bocca per replicare, ma lui lo zittì con un perentorio gesto della mano perché aveva altro da aggiungere. Nessuno dei due guardava d'intorno, quindi non si accorsero del piccolo crocchio di persone che si era fermato ad ascoltarli.
"Tu parti dal presupposto che verrai bullizzato, solo perché nella nostra vecchia scuola succedeva così ai nuovi; addirittura credi di fare una figuraccia a San Valentino, ma perché dovresti? Lo capiranno tutti che non puoi avere né tempo né modo di ricevere regali quel giorno; nessuno ti giudicherà male per quello, credimi! Infine, come puoi sapere che non troverai di più e di meglio qui rispetto a ciò che lasci? Sarebbe come se Cristoforo Colombo si fosse lamentato di lasciare la sua cara Europa nell'andare in viaggio verso quelle che lui credeva le Indie! Ciò che voglio significare con questo paragone è che magari troverai amici di gran lunga migliori, anche se ora non lo credi, e forse persino l'amore." Poi gli sorrise e restò zitto in ascolto.
"Sì, forse hai ragione," fu la ponderata risposta; il tono di voce era decisamente cambiato; ora era così calmo e dolce! Era evidente che quelle sagge parole avevano toccato le corde giuste nella sua anima.
Si separarono appena entrati, perché dovevano andare in due aule decisamente distanti tra loro, salutandosi affettuosamente con la mano ed augurandosi l'un l'altro "In bocca al lupo."
Appena entrato nella sua nuova classe, il professor Marble fece le presentazioni di rito e poi, salutati tutti, Jake s'incamminò verso un banco libero. Giunto al banco libero più vicino, era in procinto di sedersi quando una voce femminile precisò:
"No, scusa, qui siede la mia migliore amica, anche se oggi è assente per malattia, quindi mi spiace tanto, ma dovrai cercare altrove. "
Solo a quel punto lo guardò davvero fissa in viso, chiedendosi come mai non l’avesse fatto fino a quel momento. Capiva, dal tono di voce e dalle movenze della sconosciuta, che lei era sinceramente dispiaciuta. Si scusò educatamente con lei, ma prima di andare a sedersi altrove volle presentarsi, augurandosi con tutto il cuore che nulla nella sua voce o nei suoi modi tradisse il tumulto di emozioni e sentimenti che aveva dentro, e chiederle a sua volta il nome.
"Ma certo, anzi scusami tu! Io sono Jake Woods e tu?"
"Faye Parker, piacere di conoscerti, " sorrise dopo averlo detto; era un sorriso sincero.
"Piacere mio " le disse, sorridendole di rimando. Trovò un banco e si sedette. Sentiva le classiche farfalle nello stomaco, i piedi molli e vari altri segnali da cui capì di avere appena avuto un colpo di fulmine; si era innamorato per la prima volta in vita sua. Al riguardo provava un mix di timore, soprattutto di dichiararsi troppo presto o in modo sbagliato, venendo perciò respinto, ottimismo e felicità. Pensò che suo fratello aveva ragione: era come aver trovato il paradiso terrestre.